«La mia ricetta
per aiutare i clienti?
Competenza e molta disponibilità»

IN NEGOZIO. 27 nov 2020
Wilma Gandini all'interno del negozio di abbigliamento di Sarezzo Wilma Gandini all'interno del negozio di abbigliamento di Sarezzo

A Sarezzo inserito in un contesto commerciale molto vivace l'«Abbigliamento Fausti» apre nel 1996, uno store multimarca di 1000 metri dedicato all'abbigliamento di uomo e donna e di cui si occupano i due titolari, tre commesse ed un commesso, una squadra attiva ed affiatata. L'attività della famiglia Fausti per la verità era già ben avviata a Bovegno dove il negozio di famiglia, è rimasto attivo per oltre 60 anni, chiudendo i battenti nel 2018. E ora a Sarezzo lavora la 45enne saretina Wilma Gandini, mamma di due bimbi. «La moda mi ha sempre appassionata - spiega la commessa - tant'è che ho frequentato il Fortuny di Brescia. Prima ho lavorato in azienda, poi tramite un'amica ho fatto un colloquio qui ed ora sono quasi 22 anni che ci lavoro».

UN'ATTIVITÀ in cui bisogna essere un po' psicologi e molto disponibili: «Mi occupo sia di vestire l'uomo che la donna - prosegue Wilma -, l'uomo è più facile da consigliare, ma vestire la donna dà una soddisfazione maggiore perchè ci sono più abbinamenti da fare. Quel che mi appaga di più è la clientela che mi ringrazia per quanto gli ho saputo consigliare e vuol essere servita da me. Ci sono clienti ormai storici, generazioni magari i figli di chi un tempo si recava a Bovegno, e clienti che vengono da fuori provincia ed una famiglia addirittura dal Belgio». Il negozio, è dotato del servizio di sartoria, per poter andare incontro il più possibile alle esigenze del cliente. Ed in caso di necessità Wilma dà una mano, così come per il campionario.

«NELL'ARCO degli anni - conclude Wilma- la clientela è diventata più esigente, post lockdown le pretese si sono abbassate. Abbiamo la vendite on line, ma alla fine il nostro target di clientela preferisce il contatto diretto. E capita che l'acquisto, diventi il momento della confidenza, anche di cose serie come una malattia». © RIPRODUZIONE RISERVATA